“HO IMPARATO AD ESSERE (UNA) PAZIENTE”. LA MIA TRAVAGLIATA STORIA PER DIVENTARE MAMMA

pma fecondazione

Dedicato a tutte le donne che faticano a diventare mamme, tra tentativi di fecondazione, delusioni, frustrazioni, illusioni… Mai arrendersi! 

Quando mi dicevano “Noi ci abbiamo messo dieci anni per avere il nostro Filippo!”, o ancora “Abbiamo fatto otto tentativi di fecondazione!”, o peggio ancora “Alla fine ci siamo arresi” le mie orecchie sentivano ma non registravano le parole che entravano da un orecchio e uscivano dall’altro. Pensavo solo “Non può capitare a me”, “Adesso risolveremo i problemi e avremo il nostro bambino”, “Questo dottore era fiducioso, vedrai che il prossimo anno a quest’ora avrò in braccio il nostro piccolo”.

In fondo a ventisei anni non cambiava tanto aspettare un mese in più o in meno.

Già un mese in più o in meno…ma quel mese diventa presto un anno… e dopo tre tentativi di IUI (inseminazione intrauterina) falliti, quel mese si allunga presto fino a due anni.

Iniziamo così il percorso più “serio”, quello della PMA (procreazione medicalmente assistita). La prima va male, la seconda va bene ma al quinto mese devo interrompere la gravidanza per un problema al bambino riscontrato solo alla visita morfologica. Un lutto, un altro dopo pochi anni dalla morte di mio papà. Un incubo, anche perché da lì dobbiamo iniziare un percorso genetico senza fine. Mi dispero ma mi rialzo e ritentiamo. La terza volta va male di nuovo. 

Stavo entrando in un tunnel, in realtà ci ero già dentro da un bel po’. Pensavo solo a quello, a diventare mamma, il resto era superfluo. Non riuscivo più a godere di altre gioie, non riuscivo a guardare donne incinte, le odiavo.

Ero insopportabile, stavo rovinando anche il mio rapporto di coppia. Ma non riuscivo a uscirne.

Pensavo solo a far passare quei tre mesi, i famosi “tempi tecnici”,  per riprovarci. Per una come me che vuole sempre tutto e subito erano un incubo. Non potevo accettare che il mio corpo dovesse riposare. Non vedevo l’ora di fare di nuovo gli esami del sangue, di comprare le medicine, di chiamare le dottoresse. Il mio mondo era tutto lì.

Siamo alla quarta fecondazione. Ormai sapevo esattamente cosa fare, non ho mai perso la Speranza, ogni volta resettavo in qualche modo il passato. Passano le tanto agogniate 2 settimane di attesa…e poi beta positive! Per la seconda volta sono incinta! Riesco, non so come, a non farmi prendere dal panico ripensando all’esperienza passata e arrivo serena alla morfologica. Questa volta va tutto bene! Il 15 Luglio 2015 nasce la nostra bimba che si chiamerà come il nonno, mio papà Giorgio.

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La mia prima foto!

Benvenuta Giorgia! Da quel momento il mio cervello ha iniziato a cancellare tutti gli 8 anni precedenti, lasciandomi comunque ferite, fisiche e mentali, che so non si chiuderanno mai.

Pochi mesi dopo ci trasferiamo da Treviso a Jesolo e da qui inizia un nuovo capitolo. Decido di dedicare la mia vita a mia figlia e ogni giorno penso a cosa fare con e per lei. Non conoscevo nessuno in questa nuova città e così tiro fuori la mia passione per la comunicazione e i social e creo prima il gruppo fb Essere mamma a Jesolo e pochi anni dopo l’associazione LaRanaCheRide, assieme ad altre due mamme. Ma questa è un’altra storia!

2 commenti su ““HO IMPARATO AD ESSERE (UNA) PAZIENTE”. LA MIA TRAVAGLIATA STORIA PER DIVENTARE MAMMA”

  1. Elisa, mi ritrovo nella tua storia. Cicatrici che restano per tutta la vita…ma è come dici tu non mollare mai. Queste esperienze lasciano un buco enorme, ma quando i bambini arrivano riempiono tutto quel buco… ed ora godiamoci le nostre meravigliose bambine .

    1. Grazie mille Marianna per il tuo commento! Non è mai facile parlarne e spesso si pensa di essere “sole”, le “sfortunate”, le “perché proprio a me?”, e sembra che tutte abbiano avuto la notizia dell’essere incinta nella maniera più naturale che esista, con sorpresa e gioia. E invece non è così, siamo in tante ad aver sofferto, e anche condividere questo dolore può farci sentire un po’ meno sole! Ecco perché ho deciso di raccontare una storia così delicata e personale! Ti abbraccio super mamma! 😉

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